lunedì, 02 novembre 2009

Mi si palesano davanti agli occhi, dalla prima pagina del Corriere, le foto delle due donne, la poetessa e la brigatista: la prima in una foto grande formato, un bianco e nero d’autore, per la seconda una foto tessera che la coglie dietro le sbarre durante una delle tante udienze(ma dal suo ha un grande titolo quattro colonne “ s’impicca la br dei misteri”). Appaiate così vicine, pur se così distanti nell’infame taglio editoriale, disegnano, ai miei occhi, il paesaggio arido di un paese crudele, che non ha voglia, forza, capacità, volontà né certo necessità di fare i conti con la propria cultura e la propria storia. Che pena, nessuna pietas, la Merini degli ultimi anni, fantasmatica e sballottata attraverso i media, con la sua storia personale di dolore, esibita come la bambina a cui far dire la poesia di natale, mentre per la seconda solo il rendiconto giudiziario, una delle tante storie e dei tanti corpi (lei, addirittura fuori tempo massimo) che si è preferito liquidare solo in un ambito di colpa e punizione piuttosto che in una dolorosa(questa sì) analisi politica e di responsabilità. Sorvegliare e punire di focaultiana memoria in fondo vale per ambedue. Nella visionaria Stammheim che è diventato questo nostro paese.

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categoria:son turbato
sabato, 08 agosto 2009

L’altro giorno mi son trovato a tu per tu con una vetrina interattiva, o almeno così la nomava una squillante scritta digitale (poi ho scoperto che non si chiama mica vetrina interattiva, ma touch windows, perbaccolina),  dove con il solo tocco della mia bella manina (ho una mano di estatica bellezza), posso curiosar sulle quantità, marche e prezzi delle merci in negozio e financo far acquisti se in orario di chiusura. Ecco, in quel momento mi son sentito come Joe Chip che non riesce a uscir di casa perché non ha i cinque cents da dare all’entità omeostatica apriporta(  invece che in Ubik, avrei anche potuto sentirmi William Hurt in “fino alla fine del mondo”, ma William Hurt mi sta sulle palle e la sola idea di trovarmi dentro un film di Wenders mi fa morir di noia all’istante). Perché racconto questa bazzecola di spicciola tristezza tecnologica?  Solo perché quelli abbastanza vecchi come me da aver vissuto una infanzia e gioventù predigitale hanno sempre immaginato il futuro come un posto dove c’è sempre una apparecchio per il teletrasporto a disposizione, una ferrari volante per scoattare a mezz’aria tra i grattacieli e una macchina del tempo per tornare nel passato e soffocare Franceschini nella culla. E invece eccoci qui alle tre di mattina a interagire con un pezzo di vetro luminoso e a ravanare in tasca per vedere se si trova qualche euro per far schizzar fuori il profumo o il maglioncino, tristezza profonda e rantego in gola che non vuol sapere se andare su o giù. Per fortuna mentre scrivevo questa cazzatella ho trovato queste foto e mi è tornato il sorriso sulle labbra, lui sì che non mi delude mai.

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categoria:memorie di uno schiavo, son turbato
martedì, 14 luglio 2009
Il vigilantes rai in quota PD tuona e fulmina contro il povero Baldini(o Balducci), vaticanista del TG3, bollandolo come "anticlericale" dopo un innocuo servizietto intorno al papa in vacanza; lesto lesto Di Bella lo rimuove dall'incarico dirottandolo verso altri lidi giurando e spergiurando sul grande rispetto che il TG3 nutre verso il Vaticano. Credo che prima del povero Baldini(o Balducci) l'ultimo a beccarsi dell'anticlericale in Italia sia stato
Garibaldi, a lui costò un esilio a Caprera, il povero BaldiniBalducci magari verrà esiliato a coprir le notizie intorno al porco di Arcore, da vaticanista ad animalista, e nei nostri tg si sà quanto ci tengan a difendere gli animali.
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categoria:fiato alle trombe e ai tromboni, son turbato
martedì, 09 giugno 2009
E' morto Hugh Hopper. Ai più probabilmente non dirà molto, ma i meno sanno che con lui se ne va un altro pezzetto di quei mondi impossibili dove il basso non tiene necessariamente bordone, dove non esitono Berlusconi  e i Radiohead e dove la sera, certe sere, è possibile guardare in faccia la luna piena di giugno senza dover pensare ai lupi mannari o all'amore.
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categoria:hugh hopper
domenica, 07 giugno 2009
Che fare?  si chiedeva Vladimir Ilyich Ulyanov (nickname Lenin) mentre s'arrabattava intorno alla creazione del futuro perfetto partito comunista dei lavoratori (anche se in realtà era alla composizione della dirigenza che pensava; sistemi elettorali e dubbi conseguenti  non eran certo presi in considerazione nel semplice mondo della Rivoluzione)
che fare? me lo chiedo io in questa domenica elettorale (son tradizionalista nel mio moscio dubitare, il sabato non lo prendo prorio in considerazione) e già so che è la risposta retorica quella che vò cercando. Comincio dai paletti, che per stupide quisquiglie protoideologiche non mi è dato di estirpare, indi il mio voto non può esser concesso a dei cattolici, per cui in un colpo solo mi si brucian sotto gli occhi il Vendola, gay e cattolico - mi vien da pensare che deve esserci qualche problema o nel mondo gay o in quello cattolico- e anche gli altri due partiti (che non ha da intendersi come insieme di persone unite da un qualche comune pensare ma nel senso più popolare di andati, fusi, persi per sempre) marxistileninisti, quello di Ferrero e di quell'altro di cui mi sfugge il nome (mi scuso con lui se ricordo quello di Lenin e non il suo), ma in quanto marxistileninisti automaticamente cattolici inside, mi rimarrebbe solo il magistrato populista con la sintassi ballerina, ma la prossima volta chi misi chiederà di votare: un ex questore, questurino, comandante della celere?
Alla fine soprassiedo e ai tromboni dell'emergenza -quasici fosse ancora qualcosa da salvare- quelli del se non voti poi non ti lamentare -in fondo cattolici inconsapevoli anche loro, affidati a san tommaso o a san giuseppe artigiano altrimenti che gli racconti al gran capo dei sempre certi il giorno del giudizio universale?- li rimando alla foto del coso in semierezione di Topolanek( ma che cazzo di nome è?) nella villa dell'Imperatore. Ma può essere una cosa seria?
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categoria:fiato alle trombe e ai tromboni
domenica, 10 maggio 2009
Solo per fans.
Una rara, recente, sfiziosissima e lunga (oltre un'ora) intervista a Robert Wyatt  comprensiva di giornalista molto british del The Observer e pubblico vociante. Ho compreso un quarto del tutto ma quel quarto mi ha sfiziato.





Fonte: Pathway To Unknown Worlds
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categoria:robert wyatt, poetisantinavigatori
mercoledì, 29 aprile 2009

Sono ossessionato da una domanda di nessuna importanza, indi fondamentale.

Il tabaccaio sotto casa è uno di quei tipi che se la prendon comoda: poche o tante che siano le persone che ci son da servire i tempi di attesa sono comunque biblici e ogni cliente - è una piccola tabaccheria di quartiere, siamo sempre gli stessi- ha escogitato un  trucco per far passare il tempo, chi legge gli ingredienti delle caramelle – ho scoperto in questo modo delle tremende/sublimi mentos alla coccola che altrimenti mi sarebbero sfuggite – chi osserva una teoria di borse taroccate poggiate su degli espositori già fuori moda prima della mia nascita, chi lo sguardo bovino della moglie del tabaccaio sempre alle prese con misteriosi download da un portatile – e tra i riflessi del vetro su cui è poggiato il pc e quelli dell’acqua in cui galleggiano i suoi occhi è tutto uno sfrecciare d’ombre fantasmatiche di bit e byte, una visione d’agghiacciante orrore -, cosa guardare è dato alla fine dalla posizione nella fila. Il posto più ambito è quello accanto a un piccolo acquario che la diabolica coppia ha posizionato ad altezza d’occhio; lì pascolano tre pesci tropicali alle prese con una tremenda guerra etnica e alcune questioni antropologiche. Due dei pesci – due cosetti con delle sgargianti strisce bianche e rosse- scorazzano a tutto campo lungo il perimetro della vasca, mentre un terzo – un tizio con dei baffoni topeschi e sotto la pancia delle zampe da ragno – se ne sta rincantucciato sotto un archetto posticcio sempre sul punto di andarsene anche lui a farseun giro e relativa ingozzata di plancton, ma sempre respinto indietro dai modi esuberanti degli altri due. Ho seguito per mesi queste scaramuccie territoriali, gioendo ai centimetri guadagnati dal toporagno ( il furbone ha cominciato a scavar gallerie come Casanova ai Piombi) e temendo rappresaglie da parte dei due imperialisti. Poi, giorni fa, ho notato per la prima volta delle bollicine che venivan su dal fondo sabbioso e la mia attenzione si è spostata dalla guerra di razza ai misteri del fondo marino. Quelle bollicine, mi ha spiegato il tabaccaio, erano opera di un bivalvo che là sotto pasce. E quel suo emetter bollicine spurganti produce –ma qui non sò se il tabaccaio improvvisasse- cibo per i tre guerreggianti. Me lo sono a preso a cuore quel bivalvo e ho cominciato a pormi delle domande che mai prima m’avevano attraversato la mente. Ho personalizzato quel misterioso bivalvo tropicale con una vongola, il bivalvo più comune che conosca e mi son chiesto: ma quanto vive una vongola? Intendo dire quanto è la durata di vita di una vongola non di allevamento e non pescata? Quanto campa una vongola che arriva a morire di morte naturale? Il tabaccaio non mi è stato naturalmente di alcun aiuto in questo. Neppure a chiederlo in giro ad amici e parenti è uscito fuori qualcosa. Ogni tipo di teoria strampalata ma nessun dato scientifico. Anzi con mia somma sorpresa mi sono accorto che nessuno che conosco si è mai posto questa domanda., Fanculo, ho pensato, c’è la tautologia virtuale a darmi aiuto, ma neppure le più capillari ricerche in rete han soddisfatto questa mia curiosità: ora so tutto di come le vongole si riproducano, di quanto sia raffinata la loro anatomia e i  loro processi digestivi,conosco ogni ricetta, ogni cottura, ogni pietanza ricavabile dal cadavere di un povero bivalvo, ma la durata della vita non è indicata da nessuna parte (ho trovato sì notizie su di una leggendaria vongola di 450 anni, ma a giudicare dal sito, c’è anche una sezione di ufologia, non è notizia di fonte così certa). Ho cercato anche una qualche bibliografia, ma tutte rimandano a un testo universitario di zoologia (sono anche andato a consultarlo in biblioteca, ma i bivalvi occupavan poco spazio e comunque nessuna notizia sulle aspettative di vita di una vongola) e uno smilzo studio specialistico sui mitili di cui però non ho trovato traccia nel mondo reale.

Ora, se qualcuno che casualmente passasse da queste parti e ancor più casualmente fosse esperto in questa materia, prego, mi aiuti, andrà mia eterna riconoscenza. In fondo non chiedo mica se Dio esista, solo quanto cazzo vive una vongola!

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categoria:grandi domande
domenica, 12 aprile 2009
Le regole sono tre: il regista deve usare la stessa "cinepresa" utilizzata dai Fratelli Lumiere; l'audio deve essere fuori sincrono; al massimo ci possono essere tre tagli di montaggio.
Questo è Lumiere & Company, un film del '95 formato da 40 cortometraggi di circa un minuto ciascuno realizzati da di 40 registi differenti, si va da Wim Wenders a Spike Lee, da David Lynch a Kiarostami e tanti altri.

Rivisto stasera, dopo tanto tempo, da una polverosa videocassetta. Non lo ricordavo così bello.

Questo di Artur Penn è uno dei miei preferiti. (sul youtube, comunque, sfrugolando si trovano quasi tutti)



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categoria:poetisantinavigatori
venerdì, 03 aprile 2009
Grillo, occhiato l'altra sera in tv (son due post che parlo di cose viste in tv, io che di solito non la guardo, invece di bislaccare intorno ai massimi sitemi  tipo l'aglio e la cipolla; non è un buon segno, deve esser che in questi giorni ho molto tempo libero e indi  non ho il tempo di pensare alle cose importanti), mi è sembrato poco più di un gabibbo anfetaminico, una Alba D'Eusanio con il peperoncino al culo (espressione questa, del peperoncino retroposizionato,  che mi porto dietro dall'infanzia, un motteggiante monito da elargire solo in casi gravi, nell'inevitabilità delle circostanze, da quando, in prima media, la preside in persona, donna di orribile fattura materiale e spirituale, mi colse in atteggiamenti deliranti d'intemperanza fisica e verbale verso  un mio compagno di classe, e quella frase porta con gelida cadenza nei miei confronti, quella volgare conclusione, mi ferì in modo così profondo che ogni volta che mi viene la tentazione di esplodere con veemenza tarantolata ai danni del mondo o di altri esseri animati, quella voce polare mi torna su dalle interiora del subconscio bloccando la mia farneticante ira, e il dirlo, il pensarlo, verso qualcuno, è per me fatica disumana da adottarsi solo in situazioni limite), un Berlusgrillo, un Grillusconi, e le su fantomatiche liste elettorali, col suo codazzo di ragazzini dell'oratorio col notebook alimentato a energia solare, prenderanno un fracco di voti, Dio ci salvi dal peronismo a energia pulita.
Come al solito siate squisiti, mandateli a cagare.
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categoria:fiato alle trombe e ai tromboni
sabato, 28 marzo 2009

Alzo gli occhi verso un montaggio veloce, di facce e parole, che una qualche tv sta mandando dalla Fiera di Roma , dal congresso(?) del Partito della(o delle?) Libertà, e davanti a quei primi piani mi vien solo da pensare “che facce da cazzo”, e nel mio pensare non c’è alcun livore politico, alcuna frustrazione ideologica, solo un giudizio estetico, poi torno ad abbassare gli occhi sull’articolo che sto leggendo, e che, per bizzarra casualità, è la recensione di Ida Dominajanni(cognome di sonora intellettualità) su Alias intorno a un bel libello di Belpoliti, Il Corpo Del Capo(Guanda), che ho letto da poco e che analizza (Belpoliti con quel cognome intellettuale retrò non può che essere un intellettuale analitico) proprio l’iconografia fisico/mediatica del capo delle facce da cazzo. La recensione è un bel polpettone con i giusti rimandi antropologici, semantici, simbolici, si svaria da Baudrillard a Pasolini, dal dominio del senso al dominio del segno, tutto giusto, tutto elegantemente sciorinato, ma a me, nell’apparizione televisiva a tradimento dei cloni del capo, del capo per interposta persona, vien solo da dire “che facce da cazzo”, e in questo mio dire e pensare diretto, umorale, viscerale sento improvviso il segno della resa, le pistole giocattolo contro Godzilla che invade la città, niente analisi, nessuna critica, nessuna voglia di, solo un funereo “che facce da cazzo”.

 

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categoria:fiato alle trombe e ai tromboni, gutttemberggggggg, belpoliti
venerdì, 18 aprile 2008

Domani è il Record Store Day, iniziative di resistenza in ogni dove.  

(...e  potrei cominciare a snocciolar nomi dimenticati di antri oscuri e muffolenti dove noi -inutili cultori dell'inutile- abbiam ricevuto le prime lezioni della nostra personale educazione sentimentale in musica, ed era amore vero quello, mica il sesso mercenario e mignottesco  delle Feltrinellimediastore o delle Fnac - e mi verrebbe quasi da lanciare una mini campagna parallela del tipo: "liberate le commesse precarie dagli occhi tristi del reparto musica delle Feltrinelli"...)

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categoria:e che cazzo
domenica, 09 marzo 2008

Quando in televisione, tipo oggi, vedo un noto regista che a proposito del suo ultimo film dice: “questo film riguarda tutti noi…è la nostra storia”,  mi viene da rispondere a voce alta:  “perché allora non ti fai i cazzi tuoi?”

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categoria:e che cazzo, fiato alle trombe e ai tromboni